“Piccole Storie: Ugo..Il Pappagallo che imparò a Volare”

Oh sono tornate!..Esclamò Ugo, anche se alle orecchie umane non suonò che come un semplice rumore.

In un attimo, in un solo battito d’ali, Ugo era fuori.
Nessuno si accorse di niente, e lui con loro.
Fermo a mezz’aria, già perso, provò a tornare indietro, ma la virata non fece che confonderlo.
Dove era finito?
Perché la sua casa era sparita, così all’improvviso?
Magari è vero, quando ci giriamo, anche solo per un secondo, le cose dietro di noi spariscono, o almeno, quelle che non possiamo vedere al momento.

“ Di che colore sarà? “
Ripeteva Ugo tra sé e sé, ma non lo ricordava; nessuno si soffermerebbe su un futile dettaglio come quello, a chi importa di che colore è la casa, insomma, non a lui.
I pensieri di Ugo cercavano di prendere forma e come spesso succede a noi, adulti e bambini, quando i pensieri prendono il sopravvento, non facciamo caso a quello che ci succede intorno.
Infatti, Ugo, forse, pensò di aver solo immaginato la sua famiglia che lo chiamava, anche se in cuor suo lo sapeva, che erano già tutti sulle sue tracce.

Ma sapete, non sono la sua famiglia i protagonisti della storia, perché la loro versione ormai la conoscete.

Maestose piume gialle e blu volteggiavano sui cieli di una piccola cittadina della Toscana, e due occhietti olivastri scrutavano i colori della natura che li circondavano.
“ Che bello “, deve aver pensato il nostro Ugo, una volta presa coscienza di dove era capitato.
“ Eppure, sono bravo “, pensò, subito dopo; infondo, era il suo primo volo e se la stava cavando piuttosto bene : era attento, stava lontano da strade trafficate, evitava posti troppo bui.. Però, la luce piano piano stava calando.
A casa non succedeva mai, strano.
Poi però ricordò che loro avevano dei Soli, tutti loro e li comandavano a loro piacimento.
E ancora, la mamma lo metteva a nanna quando era ora di dormire, ora come avrebbe fatto?
Tanta responsabilità.
Ma Ugo era coraggioso e cosciente che il mondo, là fuori, non è rosa e fiori per nessuno, neanche per animali come lui, o addirittura ritenuti più pericolosi.
Cercò un posto, e con tutte le sue forze e sfruttando la luce fioca che aveva a disposizione, ce la fece: fiondò dritto dritto in mezzo alle foglie di un albero del quale non conosceva la razza, ma non gli importava, era un posto sicuro e l’indomani mattina sarebbe partito presto per cercare la sua mamma.

Il sole sorse piano piano, illuminando le piume color oceano del cucciolo, che aprì gli occhi, scuotendo un po’ la testina “ ah, se solo riuscissi ad essere a casa per colazione “, pensò poco prima di decidere di mettersi sulle tracce della famiglia.
Ma anche quel giorno, fu lo stesso : Ugo dovette trovare un posto sicuro dove dormire ed arrangiarsi per mangiare qualcosa.
Comunque, aveva deciso che il giorno dopo sarebbe stato quello fortunato.

Ed eccolo di nuovo in viaggio, in una domenica mattina di un novembre, per i suoi gusti,  un po’ troppo ventilato.
Viaggiò e viaggiò, e poi decise che era l’ora di addentrarsi in città.
Insomma, casa sua non era mica un albero, non scherziamo.
E poi, non aveva mai sentito di un pappagallo che dorme su di un albero vero, in un bosco vero.
Ah gli umani, credono sempre alle leggende metropolitane, ma non la sanno la verità?
Tutti i pappagalli che conosco dormono nella loro casina, con le loro coperte, al caldo in una casa vera.
Una casa vera. Non un albero.

Macchine, autobus, e quelle case, che sembravano tutte uguali.. Un po’ di fantasia non guasterebbe, pensò. Ma non è stato solo lui a pensarlo.
E poi, quanti rumori.
E soprattutto, quanto parlano?
Sì, perché Ugo ascoltava.
“ Ara , ara, ara , giallo e blu, pappagallo, smarrito “.
Si fermò un attimo a pensare.
Ma era lui !
Giallo, Blu.. Perso.
Doveva essere decisamente lui, anche se non capiva.. Perché lo chiamavano “pappagallo“?
Lui non era un pappagallo, era un bambino.
E poi, chi era questo “ ara “?
Non aveva conosciuto nessuno con quel nome; lui si chiamava Ugo.
Però, poi, ebbe la conferma : “ Ugo, mi pare si chiami Ugo “.
Lo disse una signora…ed Ugo lo sentì chiaramente!
Era davvero lui, continuando a chiedersi chi fosse, comunque quel “ Ara “.

Mentre il cucciolo perlustrava la città ecco che l’aria lo fece inciampare.
Perché noi non lo sappiamo, ma l’aria riesce a far inciampare chiunque tenti di ostacolarla.
Anche questo, non fu che un attimo : incastrato tra un muretto ed un vaso, con una guancia ferita, gridava disperatamente aiuto, riprendendosi tra sé e sé : “ se solo avessi imparato a parlare, sarebbe stato tutto più semplice “…pensava.
Ma ecco che gli occhi di Ugo si illuminarono, le pupille presero il novanta percento dell’occhio ed il becco nero si spalancò in un urlo.
Qualcuno si stava avvicinando a lui.
Il cuore gli batteva come mai aveva fatto prima. Che paura.

L’uomo gli si avvicinò, rassicurandolo, e lo prese tra le braccia, dirigendosi verso la propria casa.
Controllò che il cucciolo stesse bene, sistemandolo sullo schienale di una sedia, lo dissetò e lo nutrì, coccolandolo e rassicurandolo che là fuori la sua famiglia lo stava cercando.

E così fu : poche ore dopo, la porta di quella casa poco conosciuta si spalancò.
“ Mamma ? “, pensò Ugo, e lo disse anche, con quell’espressione incredula di un bambino che ha appena ricevuto un regalo.
“ Tata? “
C’era anche lei.
Incredibile, e pensare che Ugo, ormai, aveva perso la speranza, dopo tutto quel tempo trascorso da solo.

Arrivò dopo pochissimo al caldo familiare della sua fissa dimora, impaziente di salutare tutti quelli che lo stavano cercando : Misha, Kelly, Moschino, Micia, Stella, Nina, Nerone, Principessa, Irene e- aspetta, e lei?
Li stava contando mentalmente, rivolendo uno sguardo ed un saluto a tutti…gli erano mancati così tanto, così tra coccole e carezze, prima che potesse far qualsiasi cosa per far capire il proprio dubbio…“ Lei è Ruby, la sorella di Misha “.
Ora capiva perché anche lei aveva la vaga somiglianza di quel tubo di patatine verdi e nere che avevano portato in casa qualche giorno prima.
Adesso, comunque non era uno dei suoi problemi principali, perché c’era la pappa.

“ Tata , perché mi fotografi proprio adesso? “ pensò.
Era appena tornato, accidenti, non voleva mica diventare una star, voleva solo tornare a casa sua.
“ Ugo, ti stanno facendo tutti i complimenti, sei bellissimo e sono felici per te “
.. Beh, forse poteva riconsiderare il fatto di diventare famoso. I complimenti piacciono a tutti, infondo.

Prima di dormire, salutò tutti : i suoi tati, il suo papà e soprattutto la sua mamma, che stanotte, dopo tre lunghi giorni, avrebbe ripreso a dormire con lui, stringendogli la zampina, come tutte le notti.

Ugo è la dimostrazione che non importa quanto gli altri possano ritenerci deboli, inadatti o non abbastanza coraggiosi, perché tutti, noi tutti possiamo fare tutto ciò che crediamo che sia possibile.

Ugo è un cucciolo di Ara Ararauna di quattro mesi, allevato a mano, che mai in vita sua ha visto una boscaglia, mai in vita sua ha avuto bisogno di procurarsi cibo da solo e mai si sarebbe sognato di passare anche solo un’ora senza la supervisione di un umano.

Ugo è un bambino a tutti gli effetti, che contro tutto e tutti ha lottato per tornare dalla sua famiglia; non una famiglia piumata in Brasile, ma una famiglia di persone, che lo amano e lo trattano come se fossero la stessa razza.

Il nostro Ugo in questi tre giorni ci ha insegnato a vivere; ci ha dato lezioni di vita che gli uomini spesso non sono in grado di dare: l’amore non ha razza, età o specie…L’amore è amore per tutti e ci porta a fare follie, come sopravvivere!
Inoltre e come possiamo vedere, animali hanno coscienza, memoria e tanta gratitudine nei confronti di chi si prende cura di loro…e non ci tradiranno mai.

Siamo tutti capaci di grandi cose, sempre che non siamo noi stessi a metterci i bastoni tra le ruote.

Ugo è coraggioso e noi siamo fieri di lui, ritenendoci le persone più fortunate del mondo ad averlo nella nostra famiglia.

Ma io, in particolare, vorrei che tutti ci soffermassimo un attimo a pensare ad Ugo ed alle grandi azioni che ha compiuto in soli quattro mesi di vita e nessuna esperienza.

Ugo…Il Pappagallo che imparò a volare!

Valentina

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