“Aderenze:Loro sono Come te”

Libero Scoccimarra ci racconta che cosa è stato Sconfinamenti…la micro rassegna di teatro ed indagini sul territorio…

Come mancare a quest’ultimo appuntamento di Sconfinamenti, dove il risultato di quasi quattro di indagini sul territorio è stato proiettato su di un telo…Sì, un telo da baracca teatrale, in un piccolo teatrino parrocchiale, su di un piccolo palcoscenico, dove generazioni di adolescenti e adulti si sono incontrati per festeggiare i compleanni o per fare e tombole o i capodanni e per allenarsi al karate al basket o al gioco dell’oca, e perché no, recitando la vita ed il blasfemo rito della finzione scenica, con: un applauso, una risata, uno schioccar di dita, il botto di spumante. Un luogo sacro, questo, sotto la Chiesa di S. Francesco, così come è sacra questa piccola opera che scarnifica l’incontro di “Le Genti”, annunciato appunto dal titolo, e dove, una quantità di persone di età diverse, si raccontano intrecciando le loro memorie, in uno scorcio di tempo indefinito ed indefinibile. Solo due “lunghe” ore, per ripercorrere gli ultimi ottant’anni di “istorie” termali, non delle terme, ma degli abitanti di questa vallata, allo stesso tempo, dimentica e nostalgica dei “bei tempi andati” e di quella che sembra essere la tormentata “epoca dell’odierno”.

Non ci sono troppi lamenti, se non negli anziani – e siamo sicuri che siano ben pochi rispetto alle pronunciate del girato; c’è un ciclo di speranza ed eccentricità, dove i vari intervistati si susseguono, come in tranci ben separati l’uno dall’altra, da sequenze brevi e scorci architettonico paesaggistici, passando così da un ricordo ad un altro, senza troppo perdersi in una trama che li riunisca, ma così, a briglia sciolta, nel giocoso meccanismo del “Mi ricordo che…” e del “Cosa fai nella vita? Cosa pensi della vita stessa?”.

Si sorride di alcuni, si sorride non di loro ma con loro.

Ci si commuove con altri, riaffiorano ricordi personali e viene la voglia di raccontare la propria di storia, la propria visione del mondo. E come non rimanere dolcemente colpiti da Luigi, uomo che ha vissuto i manicomi e la violenza della psichiatria sperimentale; come
non rimanere colpiti dall’Adriana che ci inframezza i personaggi cinematografici e le star;
come non rimanere colpiti da Bruna, insegnante e ricercatrice, che scova quella parte del
nostro territorio antica di secoli; come non rimanere colpiti dalla famiglia Toci, che, con le sue donne temerarie continua a coltivare la terra e a resistere al modernismo sfrenato e catastrofico; come non rimanere incastrati nella voce e nelle mani di quegli immigrati Africani che trovano il coraggio di raccontarci i loro esodi; come non sorridere di fronte a Gino che con piglio scherzoso ma serio vuole salvare i poveri del mondo con la sua musica; come non farsi catturare da Massimiliano che ci introduce al verde della città e alla salvaguardia della fauna e della flora, bene primario del nostro paesaggio; come non rimanere affascinati da questi anziani come da questi giovani che annaffiano i nostri sentimenti di forza, di quella stessa forza alchemica che svela e rivela le mille incrinature di questa umanità, che canta a sé stessa – e di conseguenza a noi – la voglia di rinascere e incontrare.
Non ci sono parole per descrivere Giorgio, Teresio, Antonio, Giuseppe, Sara, Iolanda, Eleonora, Anna Lisa, Elena, Gennaro, Samuele, o tutti e tutte coloro di cui non ricordo il nome, ma che hanno lasciato una traccia dei loro pensieri, all’interno di noi, ipnotizzati, che non siamo riusciti a “schiodare” gli occhi dalle labbra di questa semplicità ingannata, dalle labbra delle persone che hanno ridato occasione alla città ed ai suoi abitanti, di osservare quello che avviene e  quello che crea gioia e dolore, all’interno di questa Montecatini, con “la cultura”, quella con la “C” maiuscola, quella fatta: da te, da me, da lui, da lei, da noi…Ed è anche per questo che gli autori, hanno deciso di sbobinare tutte le 60 ore di interviste per pubblicarle nel blog de “Il Somaro” e di editarne un libro, per dare giustizia a tutti quei dialoghi che sembrano oramai inascoltati, ma che nascondono la vera bellezza di questa vallata.
Sarebbe stato interessante, vedere tra il pubblico e perché no, tra gli intervistati, tutti coloro che amano dipingersi come i propositori sia dei possibili cambiamenti, sia del possibile recupero di una memoria che ostenta il passato, ma che non sa fare i conti con il mondo e con quello che succede oggi, non solo in Italia ma nell’interno pianeta.
Sarebbe stato di vitale importanza, vedere tra questo piccolo pubblico, coloro che si lamentano nelle loro litanie sterili di: buche, asfalti, fiori, giardini, orchidee, mala gestione, incompetenza, lassismo….
Ecco, questi due, Luca Privitera ed Elena Ferretti, così come loro ci raccontano, hanno provato ad interagire, a sporcarsi le mani, a cercare di coinvolgere coloro che sembrano ancora oggi, vivere in una sorta di paradiso artificiale, dove il confronto con gli altri si scontra con il proprio egocentrismo e la propria presunzione, la propria cecità ottusa.
Sembra, in questa piccola cittadina, non esserci posto per tutti, in quel campanilismo provinciale che caratterizza la nostra toscanità…Una guerra secolare tra guelfi e ghibellini, ma soprattutto tra cittadini doc e cittadini acquisiti, non integrati, ma ben sì, disintegrati  dall’ipocrisia che sembra avvolgerci sotto questo periodo di festeggiamenti natalizi; inutili diatribe, per un luogo che vive di turismo e di educazione interculturale, un luogo che vive di salute e di benessere, ma dove la salute ed il benessere solo relegati solamente ai fanghi ai massaggi al cibo, a quella finta cura dell’essere umano che non coglie le miriadi di sfumature che, non nutrono solamente il corpo, ma il suo spirito, la sua anima nella sua interezza, nella sua infinita veridicità.
Sicuro che ci sarà un seguito ed altre occasioni per vedere il documentario, vi invito a
seguirli e a comprare il loro libro.
Loro sono come te.
Libero Scoccimarra
loro
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